Si ripropone qui il tema, comune a molte raccolte etnografiche, di un patrimonio che rischia di diventare muto una volta venuto a mancare il collezionista direttamente coinvolto nella raccolta e che conosce in maniera approfondita e diretta ogni singolo dettaglio per proprio piacere e missione. Una riflessione che evidenzia ancora una volta l’importanza della documentazione, della ricerca e della catalogazione sia durante la costituzione delle collezioni che successivamente come attività di valorizzazione e narrazione, ma che più in generale pone questioni sulle finalità e sulla legittimità del discorso museale, sollecitando una rilettura della missione di queste tipologie di musei, venuto meno il loro diretto promotore.
Il fondo fotografico di Andreina Ciceri: etnografia, oggetti, collezioni
a cura di Donatella Cozzi e Pietro Meloni